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Grandinate, trombe d’aria e nubifragi sono cresciuti in misura esponenziale negli ultimi 20 anni.
Grazie alla banca dati europea che registra gli eventi meteorologici estremi, l’European Severe Weather Database, si scopre che nel 1999 nel nostro Paese gli eventi straordinari erano stati alcune decine.
Nel 2020 sono invece stati stimati oltre 1.600 casi e in particolare gli eventi grandinigeni sono i più pericolosi in termini di danni che possono provocare anche in maniera irreversibile.
Con effetti come alberi abbattuti, tetti scoperchiati, vasi ribaltati e serre colpite. Eclatante, ad esempio, è ciò che è accaduto nel luglio 2019 quando, in un solo mese, furono colpite quasi tutte le aree del Paese da circa 200 grandinate violente, sommate a venti eccezionali.
Dalla Puglia al Molise, dall’Abruzzo alle Marche, dalla Toscana all’Umbria, dall’Emilia Romagna fino al Veneto, chicchi di grandine di notevoli dimensioni e raffiche incontrollabili danneggiarono gravemente ogni tipo di coltura distruggendo capannoni e serre in tante aziende agricole.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha calcolato la ricaduta degli eventi climatici estremi in Italia dal 1980 al 2020, stimandola in oltre 90 miliardi di euro di danni.
Nell’ultimo decennio, il conto che il maltempo ha presentato alle nostre imprese agricole è stato invece di più di 14 miliardi di euro, secondo Coldiretti, tra cali della produzione nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.
Solo nel 2021 gli eventi climatici estremi hanno tolto il 10% del cibo dalle tavole, ha sottolineato inoltre Cia-Agricoltori Italiani.